Chi possiede bijoux sa quanto sia frustrante trovare, dopo poche settimane di utilizzo, un sottile velo scuro su un anello placcato oro o dei punti verdi alla base di un pendente color bronzo. L’ossidazione è un processo naturale, ma non inevitabile: capire come, quando e perché i metalli non nobili reagiscono con l’ossigeno e l’umidità consente di intervenire prima che i danni diventino irreversibili. Questa guida illustra le precauzioni e le routine quotidiane che preservano la lucentezza della bigiotteria, senza ricorrere a procedure costose o tecniche da orafo professionista.
Indice
Comprendere i materiali della bigiotteria
La bigiotteria, a differenza dei gioielli in oro massiccio o in argento sterlina, impiega leghe economiche come l’ottone, il tombacco, il peltro o l’acciaio a basso tenore di cromo. Su queste basi vengono applicate sottili placcature galvaniche in oro, argento, rodio o rutenio per conferire colore e lucentezza. Lo strato di rivestimento è generalmente inferiore al micron: basta quindi un graffio, l’abrasione del tempo o il semplice contatto con sostanze corrosive per esporre la lega sottostante, che reagisce rapidamente con l’aria formando ossidi o solfuri. Conoscere la composizione aiuta a scegliere il trattamento protettivo adatto: un anello in ottone placcato si comporta in modo diverso da un ciondolo in acciaio con verniciatura a resina.
Fattori che accelerano l’ossidazione
La principale causa è l’umidità, soprattutto se combinata con sali e acidi presenti nel sudore. In una giornata afosa di agosto, l’umidità relativa supera spesso il sessanta per cento, creando un film d’acqua invisibile sulla superficie metallica che favorisce la migrazione di ioni metallici. Cosmetici come profumi, latti corpo e spray per capelli contengono alcol e glicerina che, evaporando, lasciano residui igroscopici; questi residui mantengono acqua e accelerano le reazioni di ossidazione. L’esposizione a cloro delle piscine, a zolfo presente nelle acque termali o a detersivi aggressivi amplifica il problema. Anche la semplice luce solare può scaldare il metallo, favorendo microfessurazioni nella placcatura e quindi l’ingresso di agenti ossidanti.
Strategie preventive quotidiane
Indossare i bijoux come ultimo gesto della routine mattutina li protegge da spruzzi di profumo e creme. Rimuoverli prima di lavare le mani o di cucinare evita il contatto con saponi, sale e acidi citrici presenti negli alimenti. Alla sera basta un panno morbido, asciutto e privo di pelucchi per eliminare sudore e particelle ambientali: questo gesto di dieci secondi rallenta drasticamente l’insorgenza di macchie. Chi pratica sport o frequenta piscine farebbe bene a lasciare i gioielli in un astuccio ventilato; lo stesso vale per docce e bagni caldi, dove il vapore si deposita nelle microfessure della galvanica.
Tecniche di protezione avanzata
Un metodo efficace e poco costoso è l’applicazione di un sigillante trasparente. Esistono vernici specifiche per gioielli, a base di resine acriliche atossiche, che creano una pellicola invisibile. Si stende uno strato sottile con un pennellino sulle parti che toccano direttamente la pelle, lasciando asciugare per almeno due ore. In alternativa si può usare uno smalto trasparente ipoallergenico per unghie, ricco di nitrocellulosa, che forma un film elastico dal risultato simile. Questa barriera va ripetuta ogni due o tre mesi, perché l’attrito la consuma gradualmente. Chi desidera una protezione professionale può optare per il trattamento PVD (Physical Vapor Deposition): un rivestimento duro che sigilla il metallo e aumenta di molto la resistenza all’usura, sebbene il costo sia più elevato e richieda l’intervento di un laboratorio specializzato.
Pulizia periodica e manutenzione
Una volta al mese è consigliabile una detersione delicata: si immerge il bijou in una soluzione tiepida di acqua distillata e sapone neutro con pH 7 per cinque minuti, si strofina leggermente con uno spazzolino a setole morbide e si asciuga subito con phon tiepido a bassa velocità, evitando che l’acqua ristagni in castoni e giunti. Per le parti fortemente ossidate, due gocce di succo di limone diluito in acqua distillata possono sciogliere i solfuri, ma il contatto va limitato a pochi secondi e seguito da abbondante risciacquo, perché l’acido citrico è aggressivo. In nessun caso si devono usare paste abrasive o bicarbonato sfregato a secco: l’abrasione meccanica rimuove la placcatura e scopre la lega di base, peggiorando la situazione.
Conservazione a lungo termine
Il luogo ideale è fresco, asciutto e al riparo dalla luce solare diretta. Bustine di gel di silice inserite negli astucci assorbono l’umidità residua; sostituirle quando cambiano colore è un’abitudine semplice ma efficace. Custodie in velluto o microfibra individuali impediscono il contatto fra pezzi diversi, evitando graffi che incidono la placcatura. Chi desidera una soluzione casalinga può utilizzare carta velina non acida, avvolgendo ogni gioiello singolarmente prima di riporlo in scatole rigide. Per lunghi periodi di inutilizzo vale la pena avvolgere l’oggetto in pellicola alimentare, che crea un microclima povero di ossigeno riducendo quasi a zero le possibilità di ossidazione.
Errori comuni da evitare
Lasciare la bigiotteria su mobili del bagno favorisce il deposito di vapore acqueo e residui di spray. Pulire con detergenti per argenteria contenenti solfati o ammoniaca rovina le vernici protettive. Indossare collane e orecchini proprio dopo aver applicato lozioni autoabbronzanti permette ai pigmenti di infiltrarsi nei micrograffi, scurendo rapidamente la superficie. Infine, conservare i bijoux in sacchetti di cotone impregnati di oli essenziali, seppur profumati, introduce umidità e sostanze organiche che accelerano la corrosione.
Conclusioni
Evitare l’ossidazione della bigiotteria non richiede soluzioni esoteriche, ma costanza in piccole abitudini: indossare gli accessori a pelle asciutta, pulirli con garbo alla fine della giornata, proteggerli con vernici trasparenti o sigillanti e conservarli in ambienti controllati. Ogni gioiello economico ha un punto debole legato alla sottigliezza della placcatura; trasformare questo limite in un alleato di stile dipende dalla cura che gli dedichiamo. Con una routine regolare, un anello placcato o una collana di strass possono restare splendenti stagione dopo stagione, prolungando il piacere di accessoriare i propri outfit senza dover ricorrere a sostituzioni continue.

Roberto Granda è un appassionato di tecnologia e di tutto ciò che riguarda il mondo del fai da te e dei lavori domestici. Sul suo sito web, pubblica guide e tutorial su questi argomenti, con l'obiettivo di condividere la sua conoscenza con il maggior numero possibile di persone.